RASSEGNA STAMPA

«Una gran bella avventura» («Il Giornale della Toscana»)

18/11/2006


Pagliai come tipografo stampava i programmi

Per compiere l’impresa servirà l’aiuto di tutti

Fino a ieri era «solo» uno stimato editore. Gran

Pagliai come tipografo stampava i programmi

Per compiere l’impresa servirà l’aiuto di tutti

Fino a ieri era «solo» uno stimato editore. Gran lavoratore, simpatico, disponibile, un uomo tranquillo con delle idee chiare. Mauro Pagliai però aveva un sogno e, alla fine di una trattativa durata un anno, ha iniziato a coronarlo. Non ce la faceva più a vedere quei portoni chiusi, quelle bacheche senza locandine, quelle luci della ribalta spente, quei palchi vuoti e quella platea senza applausi. In una città che si ricorda della propria mission culturale nel mondo solo quando qualcuno cerca di ostacolarla, era impossibile che il teatro dei teatri, che vanta ancora la struttura lignea originaria voluta, tra gli altri, da un principe mediceo (don Lorenzo), e che è sopravvissuto ad almeno 3 alluvioni e a 5 forme di stato, non poteva essere lasciato morire. Così Pagliai, quel teatro, se l’è comprato. Ancora non è ben chiaro se l’investimento, essendo un imprenditore abituato a far quadrare i bilanci, l’abbia fatto più per sè o per la città. Ma questa è una differenza minima. Chiunque, transitando per via Ricasoli, se lo rivedrà aperto, riceverà un’emozione. E per questa dovremo dire grazie a Pagliai. Non certo agli enti pubblici (primo fra tutti il Comune) che negli ultimi 11 anni hanno stabilito un record di disinteresse. «Io ho lavorato per il Niccolini una ventina d’anni fa - rivela Pagliai - perchè quando ero tipografo gli stampavo i programmi. Con la decisione di acquistare il teatro credo di essermi lanciato in una gran bell’avventura, per arrivare in fondo alla quale ci vuole tanta volontà. E non sarà facile. Intanto - ha proseguito - sono contento dell’atteggiamento positivo della città che ha reagito benissimo. Spero di avere al mio fianco gli enti pubblici perchè, ad esempio, dovendo restaurare l’immobile, se si segue la prassi normale, c’è da rimpiangere di averlo fatto; se invece c’è la possibilità di avere delle agevolazioni, ce la possiamo fare. Credo comunque che due anni siano pochi, ma la volontà non mi manca. Quel che ho fatto - ha concluso Pagliai - l’ho messo insieme un passo dopo l’altro».


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