RASSEGNA STAMPA

Visita al prossimo Cocomero («Metropoli»)

01/12/2006


Passeggiata di addio nel vecchio Niccolini appena acquistato da Mauro Pagliai

Il Niccolini, il teatro più antico di Firenze, riprenderà dunque il suo

Passeggiata di addio nel vecchio Niccolini appena acquistato da Mauro Pagliai

Il Niccolini, il teatro più antico di Firenze, riprenderà dunque il suo vecchio nome: teatro del Cocomero. Si chiamava così, nel 1600, perchè l’attuale via Ricasoli era, appunto, via del Cocomero e attraversava campi dove si coltivavano, manco a dirlo, cocomeri. Dopo anni di degrado, l’impegno di farlo tornare al suo antico splendore se lo è preso l’imprenditore Mauro Pagliai che vuole trasformare il teatro in un centro culturale polivalente: la sua idea è quella di riportare alla ribalta il teatro attraverso la costruzione di un caffè letterario e una libreria. Al suo interno vi sarà, anche, spazio dedicato alla proiezione cinematografica e ovviamente agli spettacoli di prosa. Il progetto dovrebbe andare in porto intorno al 2008. Quella di Pagliai, proprietario della casa editrice Polistampa è un’iniziativa in controtendenza, considerando che, oggi come oggi, la maggior parte delle attività si stanno spostando verso la periferia, e vuole essere anche una scommessa: riuscire a riportare i fiorentini nel centro storico è una scommessa che tenta di vincere.
In attesa che inizino i lavori di ristrutturazione siamo andati a fare una passeggiata - quasi una passeggiata d’addio - in questa bellissima struttura seicentesca. La nostra esplorazione è stata un’esperienza unica nella quale ci siamo immaginati un po’ attori, sopra il palcoscenico incuriositi da tutti i marchingegni ch muovevano gli immensi sipari bordeaux e un po’ spettatori, prima nelle poltroncine rosse vellutate della platea e poi nel loggione dove ancora ci sono quelle sedie di legno ribaltabili che si trovano nei vecchi cinema parrocchiali. L’itinerario, quasi un percorso di guerra per via degli ostacoli che si incontravano nei corridoi, ci ha offerto uno spettacolo di incredibile incuria: per certi versi sembrava di trovarsi dentro una casa abbandonata, c’erano bottiglioni di vino e lattine di birra vuote buttate qua e là, per non parlare delle scritte sui muri e degli innumerevoli mozziconi di sigarette.
Superfluo dire che una simile situazione di degrado è disonorevole per una città come Firenze anche se non è una novità e dopo dieci anni di abbandono, c’era da aspettarselo. Nel nostro giro, comunque, abbiamo scoperto anche qualche angolo nascosto che è riuscito a conservarsi più o meno bene come il caso del bellissimo affresco in una stanzina secondaria, che sicuramente, nel lontano Seicento, era adibita a qualcosa di importante. Così come il salone delle riunioni che conserva il pavimento di legno avvitato al suolo nel Settecento. Abbiamo spento le luci e chiuso le vecchie porte così si è concluso il nostro tour tra ragnatele e polvere del bellissimo teatro, che speriamo di rivedere presto attivo in tutto il suo splendore.


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