RASSEGNA STAMPA

L’editore Pagliai acquista il Niccolini («L’Unità»)

18/11/2006


La paura di vederselo trasformare in un parcheggio, anche il buon vecchio Niccolini, l’abbiamo avuta tutti. Per non parlare di quando si sparse la voce che la storica sala di via Ricasoli sarebbe

Lo storico teatro fiorentino, chiuso da oltre un decennio, è appena passato di proprietà. Due anni di lavori previsti e la riapertura come sala di prosa con caffè e libreria annessi.

COLPO di scena nello spettacolo fiorentino: dopo anni di voci contrastanti sul suo futuro, oggi è certo che la sala di via Ricasoli tornerà a vivere. E, soprattutto, che rimarrà un teatro.

La paura di vederselo trasformare in un parcheggio, anche il buon vecchio Niccolini, l’abbiamo avuta tutti. Per non parlare di quando si sparse la voce che la storica sala di via Ricasoli sarebbe diventata uno spazio in cui far sfilare l’alta moda. Pericolo scampato: non è una voce ma la realtà quella che vuole che la proprietà del teatro passata pochi giorni fa dalla famiglia Ghezzi (che l’ha mantenuta per un centinaio d’anni) a Mauro Pagliai, imprenditore fiorentino nel campo dell’editoria. Il quale ha le idee chiarissime sull’utilizzo del suo nuovo gioiello immobiliare, che intende mantenere come teatro con annesso spazio libri, caffetteria e sale per ospitare convegni e mostre. Nessuno snaturamento dunque, ma il riallaccio di quel filo che si ruppe oltre dieci anni fa, nel ’95, quando per gravi motivi economici la sala dovette chiudere i battenti. E restarono bei ricordi gli spettacoli dello Stabile di Firenze che vi aveva sede, le prime di Paolo Poli, le serate di Carmelo Bene e Carlo Cecchi in stato di grazia. Riserbo sulle cifre sborsate da Mr Polistampa, ma quel che è certo è che quel che è stato pagato dovrà raddoppiare per i lavori necessari alla ristrutturazione. “Il teatro è in condizioni migliori di quel che appare - confessa la proprietà -, le strutture primarie come tetto, solai e paramenti sono sane”. I lavori partiranno al più presto, con una durata prevista di due o tre anni al massimo: insomma, già nel 2008 l’antico Teatro del Cocomero potrebbe riaprire il sipario, e sarebbero 350 anni esatti dalla sua inaugurazione. Se tutti sono felici - i fiorentini per vedere al sicuro uno dei loro gioielli, Mauro Pagliai certo per aver concluso un colpo grosso, la famiglia Ghezzi che si è tolta una bella palla al piede - resta aperto un interrogativo di primaria importanza: quale sarà l’indirizzo artistico del ritrovato teatro. L’editore, che anche su questo fronte non vuole anticipare nomi, fa comunque sapere di avere le idee chiare. E ce lo auguriamo tutti, visti gli esempi non altrettanto felici che spuntano in città: uno per tutti il (quasi) pronto Affratellamento, che ci pare ancora brancolare nel buio.


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