RASSEGNA STAMPA

Paolo Poli inaugura il Niccolini restaurato («Il Tirreno»)

11/01/2016


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Col sindaco Dario Nardella in prima fila, Paolo Poli, che qui è stato di casa per tutti gli anni Ottanta, proporrà il suo “Teatrino”, non un recital né uno spettacolo in piena regola, ma piuttosto una chiacchierata a ruota libera nel segno dell’improvvisa

Col sindaco Dario Nardella in prima fila, Paolo Poli, che qui è stato di casa per tutti gli anni Ottanta, proporrà il suo “Teatrino”, non un recital né uno spettacolo in piena regola, ma piuttosto una chiacchierata a ruota libera nel segno dell’improvvisazione, ricordi, flash, immagini e foto, condotto da Valentina Grazzini. Un dialogo che ripercorrerà le tappe fondamentali della carriera di Poli (“dal bianco e nero degli esordi della compagnia L’Alberello, dell’esperienza milanese degli anni Sessanta fino ai colori della maturità”) che si chiuderà sulle note del Quartetto della Scuola di Musica di Fiesole. Il restauro è durato diversi anni e sui costi si possono fare solo illazioni (si parla di 8 milioni di euro). «Questa riapertura – ha spiegato Mauro Pagliai, l’imprenditore che nel 2006 ha acquistato l’immobile - è stata per me una sorta di missione, un obiettivo preciso e rappresenta il modo migliore per festeggiare i cinquant’anni di Polistampa, la casa editrice nata nel 1965, ma allo stesso tempo la possibilità concreta di restituire alla città, in segno di gratitudine, qualcosa di quello che mi ha dato». Edificio di grande interesse storico e architettonico, il Niccolini, già Teatro del Cocomero, dal nome della via in cui era ubicato (che poi sarebbe diventata via Ricasoli), fu tra i primi teatri “moderni” d’Europa. La sua origine risale infatti alla metà del Seicento ed è legata all’attività drammaturgica all’Accademia degli Infuocati, che si rifaceva a un gruppo di giovani gentiluomini addetti alla corte medicea, la così detta Compagnia dei Concordi, posta sotto la protezione di don Lorenzo de’ Medici, figlio di Ferdinando I. Variamente ristrutturato nel corso dei secoli, fino alla trasformazione nel dopoguerra in sala cinematografica (un copione abituale in quegli anni), il Niccolini riacquista dignità esclusivamente teatrale nel 1978 quando, sotto la gestione di Roberto Toni e Carlo Cecchi, diventerà una dinamica e complice alternativa alla Pergola: “il teatro in jeans” l’uno, “il teatro con la cravatta” l’altra, come dicevano i rispettivi slogan. Guarda caso inaugurato il 6 novembre di quell’anno da un effervescente, sempre discolo Paolo Poli, che accompagnato al piano da Jaqueline Perrotin ci regalava il suo “Mezzacoda”, ennesima incursione nella canzonetta italica della prima metà del 900, patriottica e goliardica, languida e scandalosa. Da allora fino al 1995 furono stagioni vivaci e intelligenti, fra le prime in Italia a combinare produzioni e ospitalità, debutti folgoranti e grandi nomi, i grandi esiti di Cecchi (“Amleto”, “L’uomo la bestia e la virtù”, Thomas Bernhard fra gli altri), i fratelli Maggio, Carmelo Bene, Laura Betti, Juliette Greco e Paolo Conte, e le fantastiche invenzioni del Cirque invisible di Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin. Poi la chiusura, gli anni dell’incuria, una occupazione studentesca nel 2002 da parte dei ragazzi del Network per sensibilizzare le istituzioni al recupero degli spazi culturali abbandonati, l’acquisto da parte di Pagliai, e ora dopo un lungo lavoro di ristrutturazione diretto dall’architetto André Benaim, la sospirata riapertura. Visitato l’Epifania in anteprima dal premier Matteo Renzi, il nuovo Niccolini che il sindaco definisce “la risposta italiana alla Comédie Francaise, un luogo che potrà essere all’altezza dei grandi esempi internazionali che troviamo a Parigi, Berlino, Londra”, sarà un centro culturale polivalente, aperto tutto il giorno tutti i giorni dell’anno, dove, accanto alla stagione di prosa, affidata al Teatro della Toscana, ancora in via di definizione, troveranno spazio mostre, convegni, iniziative di vario genere. Come quella del prossimo 14 gennaio quando, in occasione di Pitti Uomo, l’ex Cocomero ospiterà la performance site-specific di Marco De Vincenzo (stilista per Fendi e ora anche con una propria maison). Mentre l’Opera del Duomo ha incluso il Niccolini in uno speciale percorso turistico rivolto ai visitatori provenienti da tutto il mondo, una sorta di anteprima per prepararli, grazie alla proiezione di un video, alla visita dei tesori della Piazza, il Museo, la Cupola, il Battistero, il Campanile. Riportato allo splendore originale, colori pastello, il Niccolini ha 406 posti e 4 ordini di palchi, rifatti il tetto e la facciata, nuovo foyer, servizi, poltroncine, impianti e tecnologie. Gran finale ancora con Poli: sul tema della scarsa partecipazione degli italiani ad iniziative di tipo culturale, l’attore ha detto che «questa non è certo una novità di oggi: ricordo il successo di Mussolini, e quanti applausi ho sentito per Hitler. Io stesso - ha rievocato - ero qui a Firenze nel 38 con una bandierina, per accogliere l’orribile tiranno. La gente lo adora, il tiranno». Parlando di sé, e mantenendo il suo consueto tono scherzoso, Poli, a chi gli chiedeva se considerasse la sua presenza al Niccolini ’un ritorno a casa, ha risposto, sorridendo: «Ma quale ritorno a casa; spero di morire all’estero, come Dante Alighieri...». Le prime visite guidate a ingresso gratuito sono previste domani dalle 14.30 alle 18.30, prenotando su www.teatrodellapergola.com.


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