RASSEGNA STAMPA

Anche un teatro può rinascere: riapre lo storico Niccolini («L’Unità»)

08/01/2016


Ce lo ricordiamo quel 6 novembre del 1978 al Teatro Niccolini di Firenze, che dopo vent’anni di porte sbarrate e di silenzio è stato interamente restaurato e oggi riapre

Ce lo ricordiamo quel 6 novembre del 1978 al Teatro Niccolini di Firenze, che dopo vent’anni di porte sbarrate e di silenzio è stato interamente restaurato e oggi riapre, quando Paolo Poli, esile come un giunco, monello elegantissimo nel suo frac, un po’ Ariel, un po’ Puck, accompagnato al piano da Jaquelin Perrotin ci deliziava con "Mezzacoda", viaggio spericolato e semiserio nella canzonetta italica della prima metà del ’900, patriottica e goliardica, scandalosa e borghesuccia, languida e beffarda fra impavidi balilla e turbecolotici trinceristi, scugnizzi e picchiatelli, esotismi da terzo mondo, amori liberi alla danese e svenevoli perdizioni peninsulari.
Dopo anni di programmazione cinematografica, sorte comune di molti teatri del dopoguerra, il glorioso Niccolini, già del Cocomero dal nome della strada che poi sarebbe diventata via Ricasoli, il più  antico teatro di Firenze, sorto alla metà del Seicento per iniziativa dell’Accademia degli Infuocati, in quel novembre 1978 tornava alle origini e riapriva il sipario. Artefici della svolta, in affettuosa concorrenza con La Pergola di Alfonso Spadoni (lì si andava con la cravatta, qui bastavano i jeans), furono Roberto Toni e Carlo Cecchi, il manager e l’artista, ciascuno a suo modo visionario, che guardava avanti, forse un po’ troppo per una città contraddittoria. Binomio sulfureo che fino al 1995 segnò le stagioni del Niccolini, spazio d’avanguardia e di scoperte, fra le prime esperienze in Italia a contemplare produzioni e ospitalità, debutti folgoranti e grandi nomi, un ricco serbatoio di ricordi, i magnifici esiti di Cecchi, i fratelli Maggio, Carmelo Bene fra Leopardi e Holderlin, Laura Betti con Pasolini, Juliette Greco e Paolo Conte, e le fantastiche epifanie del Cirque invisible di Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin. E Paolo Poli, l’eterno ragazzo che ci ha insegnato il gusto dell’irriverenza beneducata, sempre utile a rispondere per le rime, qui era di casa, e annualmente sfornava la sua proverbiale verve, dissacrante baldoria di mefistofelica leggerezza. A lui è affidata stasera. Con il sindaco Dario Nardella in prima fila, l’inaugurazione del “nuovo” teatro: non un recital ma un chiacchierata a ruota libera, punteggiata da contributi video e audio, da foto, immagini, poesie e, c’è da scommettere, da una carrellata di imperdibili “bissini”, un dialogo giocoso, guidato dalla giornalista Valentina Grazzini, che attraverserà la carriera di Poli da Santa Rita da Cascia a Giovanni Pascoli, passando per il cinema e la tivù.


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