RASSEGNA STAMPA

«Niccolini», la speranza della rinascita. Ma sulla scena mancano cinque milioni («La Nazione»)

24/02/2012


Le opere strutturali per la messa in sicurezza sono finite, ma ancora non siamo a niente. rifatto il tetto e la facciata, mancano almeno 5 milioni di euro di lavori per poter parlare di agibilità, riaprire il foyer, riaccogliere il pubblico in platea e gli attori in palcoscenico. È in questo empasse tutto economico il teatro Niccolini di via Ricasoli, che il sindaco Matteo Renzi ha i8nserito nel programma dei cento luoghi della città da recuperare. Inoltre, il più antico teatro di Firenze inaugurato nel 1652 col nome di Teatro del Cocomero, è destinato a far parte del circuito dell’appena "risorta" Pergola, salvata dalla chiusura dall’Eti (Ente teatrale italiano), come invece non sono riusciti a evitare con il Valle di Roma e il Duse di Bologna.
A Firenze grazie all’accordo con l’Ente Cassa di Risparmio e con il Mibac che ha ceduto l’immobile al Comune, la Pergola continuerà la stagione, con un piano di rilancio che vede proprio l’inclusione del teatro Niccolini. «Una sorta di città dei teatri», ha auspicato il sindaco. «Un sistema sull’esempio della Comédie française a Prigi», aveva aggiunto Marco Giorgetti, direttore manager della Pergola, pensando a una programmazione teatrale articolata su più spazi, compreso appunto il palcoscenico di via Ricasoli. Oltretutto, la disponibilità di un doppio teatro faciliterebbe uno degli obiettivi della Pergola che guarda alla possibilità di diventare teatro stabile.
Ma la questione non è semplice e i tempi sembrano destinati a slittare.
I tempi sono difficili per tutti, e anche l’editore Mauro Pagliai, dal 2006 proprietario del Niccolini, per proseguire la messa a norma è in attesa dei fondi pubblici. Che non è molto semplice trovare.
Al di là di una qualche divergenza sulle cifre, il percorso istituzionale per riaprire il Niccolini va avanti. Da una parte Giorgetti, dall’altra i dirigenti del Comune stanno mettendo a punto le procedure possibili per finanziare un bene privato con contributi pubblici. Le possibilità per un immobile a vocazione culturale come quello sono numerose, a cominciare dall’ipotesi di conferimento all’amministrazione comunale del teatro per un numero ben definito di anni. Ma fra le questioni da sciogliere c’è poi la definizione degli spazi da destinare ad attività di ristorazione, per bookshop e annessi, compreso lo spazio mostre, convegni, una libreria e un caffè letterario. Un aspetto che aiuterebbe non poco dal punto di vista economico la futura gestione del Niccolini. Resta il fatto che proprio la destinazione urbanistica di alcuni locali dell’immobile fu uno dei moti che fece saltare l’accordo fra la scorsa giunta e l’allora proprietario del teatro.


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